Come cambiano il ruolo e le caratteristiche ideali del binocolo da caccia per chi usa un visore termico di alta qualità.

A caccia di selezione, oggi, al collo ci sono il binocolo (o il binotelemetro) e i visore termico da osservazione.

La termocamera da osservazione di ultima generazione ha rivoluzionato l’approccio alla caccia di selezione, togliendo al binocolo la funzione di ricerca dell’animale nell’ambiente. Vediamo come cambia il ruolo del binocolo da caccia, e come cambiano di conseguenza le sue caratteristiche ideali.

Il cacciatore osserva con il binocolo il costone opposto, a distanze tra i 300 e i 600 metri. Nel video qui sotto il Calonox View mostra immediatamente quanti animali sono presenti nella zona osservata, il gruppetto di camosci si trova a circa 450 metri.

Il visore termico da osservazione di alta qualità è la più grande rivoluzione nella strumentazione a disposizione del cacciatore di selezione degli ultimi 50 anni, perché permette di trovare, molto rapidamente, tutti gli animali -anche seminascosti- presenti nel nostro campo di osservazione, oltre a fornire un grande aiuto nella ricerca del capo abbattuto.

Con il visore termico (Calonox View) si scandaglia velocemente il territorio e si trovano tutti gli animali presenti. Poi tocca al binocolo e al lungo, qui si tratta di camosci a 450 metri.

Quando siamo a caccia, siamo abituati da sempre a cercare gli animali nei prati, tra gli alberi o in mezzo alle rocce scandagliando l’ambiente intorno a noi a occhio nudo e con il binocolo, che da qualche anno -se si vuole- ha anche un telemetro integrato per valutare la distanza e avere le indicazioni balistiche per il tiro. Telemetro che può anche essere separato, oggi i migliori sono leggerissimi e grandi come un pacchetto di sigarette.

Siamo sempre in dubbio di non aver guardato bene, o che dall’ultimo passaggio un animale nascosto sia potuto uscire da dietro il cespuglio. E’ una delle cose più belle, rilassanti ed insieme emozionanti della caccia.

Una volta identificato il capriolo, o il gruppo di camosci, se la distanza breve lo permette siamo già in grado di decidere se rientra nel piano di abbattimento, altrimenti entra in gioco il lungo, che sa scoprire il pennello e i due centimetri di palco di uno spitzer di capriolo, o soprattutto i dettagli sul sesso e l’età, e sullo stato di salute, dei componenti di un gruppo di camosci.

Se abbiamo trovato l’animale giusto, dopo aver premuto il pulsante di misurazione sul binocolo o sul telemetro ci prepariamo più rapidamente e più attentamente possibile ad un tiro preciso mirando attraverso l’ottica della carabina, con tutti gli accorgimenti che conosciamo per l’appoggio più saldo dell’arma e la posizione più ferma del nostro corpo.

L’altana di una giornata a caccia in montagna, con il visore termico vicino ad arma/ottica, e in questo caso a un binocolo Leica Ultravid 8×32 HDplus, il più piccolo e leggero 8×32 di qualità al mondo, e a un telemetro compatto Leica CRF 2800.com, dotato di lenti hd ad ingrandimento 7x e di tutte le funzioni balistiche più avanzate per preparare il tiro. Sullo sfondo il lungo APO Televid 82, imprescindibile per la corretta valutazione del camoscio, a volte indispensabile anche per valutare anche le altre specie.

E dando per scontato che il tiro sia stato perfetto, anche se è tutt’altro che scontato, dopo un sano weidmannsheil a noi stessi o a chi ci accompagna viene il momento della ricerca del capo, e quindi del faticoso recupero festoso fino al nostro mezzo con cui lo porteremo a casa.

Da qualche tempo, in questo rituale consolidato dai decenni – a parte la fondamentale entrata in scena del telemetro circa 20 anni fa – ha fatto la sua rumorosa irruzione la rivoluzione termica.

Il visore termico trova gli animali molto più rapidamente del binocolo. Li trova tutti. Anche se sono seminascosti.

Chi usa un visore termico da osservazione di altissima qualità si accorge subito di come questo porti via senza appello metà della funzione del binocolo e anche buona parte di quella dell’occhio umano nudo, ovvero quella della ricerca dell’animale nell’ambiente.

Quell’ombra rossa che prima non c’era tra due mughi o quella sensazione di aver visto un movimento ai margini del bosco non saranno mai più esplosioni di emozione che attivano una analisi più attenta, perché con un super termico al collo ci sembrerà assurdo cercare un animale o un movimento coi nostri occhi nudi o attraverso il binocolo.

Basta alzare sull’occhio per pochi secondi il monoculare termico per vedere gli animali illuminarsi di bianco o colorarsi di nero pece in mezzo a mille gradazioni di grigio, autodenunciando la loro presenza, traditi dalla loro temperatura superiore a quella dell’ambiente circostante, anche a oltre un chilometro o persino sdraiati dietro il ramo di un larice o seminascosti da un cespuglio. Che senso può avere allora continuare ad affidare la ricerca al lento e dubbioso movimento del binocolo, o addirittura a quello dell’occhio nudo?

Ecco che il termico elimina per sempre la poesia del dubbio e della lenta ricerca, per offrire all’occhio del cacciatore la certezza rapidissima di una sentenza sulla presenza o meno di animali davanti a noi.

Per brutto che possa essere come concetto, e lo è, è straordinariamente efficace, e quindi irresistibile per chiunque provi ad usarlo.

Il binocolo rimane insostituibile nella funzione di riconoscimento e valutazione dell’animale.

Fortunatamente, se vogliamo, gli ingrandimenti ottici molto bassi (2.5X i migliori, lo zoom digitale peggiora la qualità dell’immagine più di quanto aiuti ad avere maggior dettaglio) del visore termico e la sua limitata qualità dell’immagine permettono di capire soltanto, e non sempre, che specie di animale abbiamo visto.

Se non siamo a distanze veramente brevi, nell’ordine dei 150 metri, i palchi freddi di un capriolo non sono visibili attraverso la termocamera, e quindi il binocolo entra in gioco con ancora una funzione assolutamente essenziale, quella di valutare la specie.

Se la distanza non è troppo alta, il binocolo è sufficiente anche ai fini della eventuale decisione di tiro, altrimenti dovrà entrare in gioco sua maestà il lungo.

Il visore termico migliore è anche quello che definisce bene i dettagli freddi, per dare al binocolo da caccia i punti di riferimento necessari a localizzare l’animale.

Se l’animale è nascosto, il miglior visore sarà in grado di mostrarlo ricostruendo anche i dettagli freddi delle piante e di tutto l’ambiente circostante, permettendoci di fissare i punti di riferimento necessari a ritrovarlo una volta passati al binocolo. Capita spesso infatti di vedere chiaramente col visore un animale, che per essere mimetizzato tra l’erba alta o tra i cespugli difficilmente si riesce a vedere pur col miglior binocolo del mondo, anche sapendo che c’è.

Due animali, in nero, seminascosti tra i larici a oltre 400 metri di distanza, colti dal Leica Calonox View, che è probabilmente il miglior visore termico da osservazione sul mercato anche grazie alla straordinaria definizione dei dettagli freddi, come le piante e l’erba, dovuta al software di elaborazione dell’immagine digitale Leica LIO, che è stato trasferito al visore termico dalle fotocamere Leica. Per chi poi dovrà capire che animali sono col binocolo è facile darsi i punti di riferimento necessari a ritrovarli rapidamente.

Abbiamo descritto sopra le fasi che portano al tiro, per mostrare come queste non cambino assolutamente per effetto dell’avvento del visore termico, che si inserisce semplicemente facilitando enormemente e dando efficacia superiore alla funzione di ricerca.

Il visore termico aiuta in modo straordinario anche la ricerca dell’animale abbattuto

Dopo il tiro, abbiamo tutto sperimentato che a volte l’animale non cade sul posto, ma va ad infilarsi nella vegetazione. La frenetica ricerca col binocolo di una macchia tra gli arbusti o tra gli alberi, che tradisce la presenza dell’animale a terra, è totalmente sostituita dal rapido ritrovamento dello stesso grazie alla termocamera, salvo che l’animale sia nascosto dietro un tronco o un albero coi rami impenetrabili. Il visore termico qui entra in concorrenza anche con il cane da traccia…

Un palancone, in bianco, colpito nel campo aperto, è andato a cadere a 440 metri, appena dentro il fitto degli arbusti al limitare del bosco. Impossibile vederlo col binocolo, col termico abbiamo invece la conferma che l’animale è morto.
Il Leica Calonox View filma l’abbattimento di una femmina di Daino a 160 metri di giorno, avvenuto con carabina e ottica tradizionale. L’animale si porta qualche metro più in là per sparire agli occhi e al binocolo nella vegetazione, mentre col Calonox si vede perfettamente e si riesce ad intravederlo perfino quando cade nella vegetazione ancor più fitta.

La nuova dimensione del binocolo da caccia

Tornando al binocolo, abbiamo visto che chi usa il visore termico non lo tiene più sugli occhi per lunghe ricerche degli animali, ma lo utilizza per brevi sessioni di identificazione di ciò che è già stato scovato dal termico.

La massima qualità dell’immagine rimane indispensabile per distinguere i dettagli anche con poca luce, ma non è più così necessaria la capacità del binocolo di offrire visioni prolungate senza stancare la pupilla.

Se prendiamo l’ingrandimento classico 8x, l’obiettivo da 42mm offre uno spazio molto maggiore all’occhio per osservare (detto tecnicamente pupilla d’uscita) all’interno dello strumento rispetto a quello da 32mm, ma a parità di qualità -e contrariamente a quello che si crede- non offre maggiore luminosità o definizione dell’immagine nel momento in cui si osserva.

Il binocolo Leica Ultravid 8×32 (o 10×32 HDplus) pesa 535 grammi ed è lungo 11 centimetri, molto più compatto e leggero del meglio che offre la concorrenza. Un punto di arrivo straordinario per chi sceglie di passare ad un binocolo da 32 millimetri.

Nell’era del visore termico (che va portato anch’esso al collo) quindi, un binocolo da caccia da 32 millimetri trionferà per risparmio di peso e ingombro, senza pagare più il tradizionale gap di comfort nelle osservazioni prolungate di ricerca, perchè il termico le rende inutili. Poichè stiamo per vedere il 32mm finalmente anche nei binotelemetri, la questione diventa ancora più interessante..

Una delle prime fotografie del binotelemetro supercompatto Leica Geovid PRO 8×32, in arrivo in aprile 2022.

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