Il visore termico Leica Calonox View trova davvero gli animali nascosti nella vegetazione. La prova a caccia.

Una camminata alla cerca di cervi, camosci e caprioli al limite della vegetazione in compagnia dell’Accompagnatore Esperto, in un caldo pomeriggio di novembre, con gli animali fermi nel fitto del bosco. Una situazione di caccia risolta grazie alla tecnologia termica del Leica Calonox View, che porta con sè varie riflessioni.

Il nuovo visore termico da osservazione Leica Calonox View. Fa anche foto e video, ma non può in alcun modo essere montato su un'arma.
Il nuovo visore termico da osservazione Leica Calonox View. Fa anche foto e video, ma non può in alcun modo essere montato su un’arma.

18 novembre. Oggi pomeriggio vado a caccia sul monte Roen, in Val di Non. Ho ancora disponibili nel piano diverse classi di età e sesso di camoscio, cervo e capriolo, e per la prima volta imbocco il sentiero pianeggiante che parte dalla malga portando con me, per provarlo, il nuovo visore termico da osservazione Leica Calonox View. Ecco come è andata, e che considerazioni ne ho tratto.

La malga di Smarano domina la val di Non, dal monte Peller sopra la val di Tovel a tutto il  gruppo del Brenta. Le vacche sono tornate a valle già da settimane. In fondo al prato, l'anno scorso, avevo sorpreso uno jahrling che emergeva dalla nebbia in un'alba di inizio novembre.
La malga di Smarano domina la val di Non, dal monte Peller sopra la val di Tovel a tutto il gruppo del Brenta. Le vacche sono tornate a valle già da settimane. In fondo al prato, l’anno scorso, avevo sorpreso uno jahrling che emergeva dalla nebbia in un’alba di inizio novembre.

La montagna in un caldo novembre.

2000 metri. Ancora niente neve in Val di Non. Il larici sono spogli e l’erba è ormai secca, altrimenti potrebbe essere un pomeriggio di fine settembre. Non c’è un filo d’aria sul sentiero pianeggiante che dalla malga di Smarano attraversa le coste della mia montagna. Ci saranno almeno 15 gradi e fa decisamente caldo con il pile addosso, caldissimo certamente per gli animali che non possono certo disfarsi del grasso e del manto invernale che si godranno invece nelle giornate più rigide. Gli uccelli sembrano non curarsene, le quattro specie di cince che conosco in gran quantità, e i crocieri, corvi imperiali e un’infinità di cesene che incomprensibilmente sono ancora all’alpeggio. Come se non sapessero che se si lanciassero verso valle, in un attimo si troverebbero nel paradiso della valle delle mele più famosa d’Italia. Contente loro…

Con me c’è Riccardo Tomasi, amico della mia stessa riserva, Guardiacaccia dell’Associazione Cacciatori Trentini e, nell’occasione, Esperto Accompagnatore. Secondo le regole della Provincia di Trento, dovrà prendersi la responsabilità di valutare sesso e classe d’età per la decisione di tiro, se troviamo i camosci. Anche lui oggi è a caccia, siamo d’accordo che se ci imbattessimo in una vecchia femmina di camoscio ben precisa che l’ha già fregato più di una volta, l’onore e l’onere di appoggiare la carabina allo zaino toccherebbe a lui.

Riccardo fotografato con il Calonox mentre controlla che la sua ottica sia perfettamente a fuoco prima di iniziare a cacciare.
Il mio accompagnatore, Riccardo, fotografato con il Calonox mentre controlla che la sua ottica sia perfettamente a fuoco prima di iniziare a cacciare.

Oggi provo il nuovo visore termico Calonox View

Ebbene, per me che mi occupo di ottiche e accessori da caccia, la caccia è anche lavoro, e oggi ho con me da testare il primo pezzo prodotto da Leica del nuovo visore termico da osservazione Calonox View, appena arrivato dalla Germania. Un ovetto nero lungo 17 centimetri, rivestito in gomma, che promette di offrirmi immagini termiche straordinarie, di giorno come di notte e, in questa circostanza, di darmi un aiuto a vedere gli animali anche seminascosti dietro un cespuglio o un ramo di un larice. Inizio la caccia lasciandolo nella tasca dello zaino, oggi è in programma una piacevole binocolata a oltranza.

Oggi ho con me il kipplauf Blaser K95 .270 Win, palle in rame Hasler Hunting da 125 grani, Magnus 2,4-16x56, il magico Noctivid 8x42 (e il telemetro CRF 2800.com) e il nuovo termico Calonox.
Oggi ho con me il kipplauf Blaser K95 .270 Win, palle in rame Hasler Hunting da 125 grani, Magnus 2,4-16×56, il magico Noctivid 8×42 (e il telemetro CRF 2800.com) e il nuovo termico Calonox.

Il pomeriggio dura poco in questa stagione, ma certamente l’ora -tra le due e le tre- che impieghiamo per percorrere binocolando il sentiero fino al confine con la riserva adiacente non è la più indicata, specie in una giornata calda, per vedere ungulati in movimento. Anche perchè sul sentiero più in alto, sul crinale, di tanto in tanto passa, a gruppi di due o tre elementi chiassosi e colorati, una nuova specie di frequentatori delle cime, favorita dal “doping” elettrico a sostegno del motore delle gambe e dalle svariate iniziative di pulizia dei sentieri di questi ultimi anni.

Gli E-biker ora osano dove un tempo si faceva fatica a scavalcare a piedi i continui rami di mugo che ostruivano naturalmente la scorrevolezza del sentiero. Ho visto persone drammaticamente sovrappeso trionfare in salita leggiadre e senza smorfie se fossero in motocicletta, e francamente ho provato con piacere anch’io la pedalata assistita. Capisco quindi facilmente perchè oggi, dopo il rombo dei quad, la montagna e i suoi animali siano costretti ad avere il loro silenzio insidiato anche dal popolo della bicicletta elettrica.

Il visore termico è incredibilmente efficace

Il caldo, le bici, il sole alto, l’immobilità assoluta dell’ambiente… tutto trama perchè mi venga in mente di scandagliare il bosco sotto il sentiero con il visore termico. Cervi e caprioli non se ne vedono, ma i camosci ci sono, eccome, già subito nel primo vallone, che perlustrato accuratamente con 2 binocoli e 4 occhi era sembrato deserto. Sotto di noi a circa 400 metri ne appaiono subito 5, ma uno solo in parte sarebbe stato possibile vederlo col binocolo. Sono quasi fermi, dietro ai rami spogli dei larici. La messa a fuoco manuale del Calonox è sensibile e precisa, si vedono proprio bene. Anche una volta “scoperti” dal termico, sapendo dove sono col binocolo si vedono a mala pena. Ma adesso è tutto più facile, e sdraiandosi con il lungo piano piano si può definire la carta d’identità del gruppo. Dopo venti minuti la decisione è che sono due jahrling di sesso opposto, una femmina con il piccolo, e un’altra femmina giovane di due o tre anni.

I primi camosci osservati con il Calonox a 400 metri. In questa foto due si distinguono bene, gli altri sono parzialmente coperti da rami troppo grossi, e si vedono solo in parte.
I primi camosci osservati con il Calonox a 400 metri. In questa foto due si distinguono bene, gli altri sono parzialmente coperti da rami troppo grossi, e si vedono solo in parte.

Lo jahrling sarebbe anche nel piano di abbattimento, ma 400 metri sono 400 metri e non cè la minima possibilità di avvicinarsi, tra noi e loro c’è la valle foderata di larici e ontani.

Proseguiamo camminando lentamente e godendoci il clima e il paesaggio, fantastici, verso il vallone successivo, molto simile, come molto simile è la scena che si ripete. La costa di fronte a noi è coperta di bosco di larici, con rari abeti e ontani, e nella parte alta solo di mughi, con qualche piccola radura. Il binocolo non trova niente; il visore, immediatamente, trova. Si vedono chiaramente tre animali, due insieme di dimensioni diverse e uno leggermente a destra. I primi due sono dietro a un mugo e perfino col termico si intuisce che sono femmina e piccolo. L’altro è dietro un larice, sdraiato.

Torniamo alla (alta) tecnologia e all’azione tradizionale

Imbeccato dal termico, che a questo punto esce di scena, anche il mio fantastico Noctivid 8×42 questa volta trova il camoscio nell’ombra dietro il ramo del larice, a circa 300 metri, e chiama immediatamente in causa il lungo (oggi porto con me Apo Televid 65), che con l’istinto dell’esperienza dice quasi certamente maschio, e maschio vecchio (la classe richiede almeno 6 anni in provincia di Trento).

Il maschio vecchio è nel piano d’abbattimento di oggi. Siamo nel periodo degli amori, evidentemente non starà sdraiato a lungo: a meno di 10 metri c’è una femmina, anche se con binocolo non l’abbiamo proprio trovata. Si alza e si risiede, mostra portamento, struttura, pennello, muso, tutto molto lentamente, abbastanza da portare al verdetto certo. Nel frattempo mi posiziono sdraiato sul sentiero, perpendicolare al kipplauf con l’astina sul sacchetto di loden pieno di polistirolo che da stabilità all’appoggio sullo zaino, e con il calcio che trova fortunatamente un sasso piatto dove poggiare saldamente.

Un attimo prima del tiro.

Lo tengo nel reticolo sottile e nerissimo del mio Magnus a 16 ingrandimenti, c’è un ramo tra me e lui ma è molto basso sotto la pancia. Regolo fuoco e parallasse in modo da avere l’immagine perfettamente nitida. Il mio CRF 2800.com è sposato alla mia arma/ottica e in una frazione di secondo detta in base alla distanza, all’angolo, all’altitudine e alla temperatura i clic per la torretta: 9. Il tiro è lungo e tutto è pronto, a 300 metri non si può lasciare niente al caso.

La torretta BDC del Magnus i 2.4-16×56 con i 9 clic.

Ma se non si lascia niente al caso, il camoscio cade sul posto, o meglio, come spesso avviene in montagna rotola fino all’ostacolo più vicino. I mughi nella zona sopra l’anschuss sono talmente fitti che nemmeno il termico aveva evidenziato altri 2 camosci che vediamo letteralmente schizzare via al momento del tiro.

Andare sull’anschuss in montagna è un piacere, ancor prima che un obbligo, soprattutto se c’è ancora il sole e se l’animale è vicino al sentiero. In un quarto d’ora siamo sul posto, per infilargli in bocca un ramo di mugo, e guardare quanto è bello con il suo trofeo robusto e resinoso, prima di eviscerarlo. Il camoscio in mezzo all’erba e ai mughi odora, forte, di mugo, di resina, di fieno. Certo non di becco di sei anni in amore.

La foto di rito, che mostra il trofeo rubusto  e resinoso (anche se dalla foto non si vede bene questa caratteristica) del becco nel posto in cui lo abbiamo trovato.
La foto di rito, che mostra il trofeo rubusto e resinoso (anche se dalla foto non si vede bene questa caratteristica) del becco nel posto in cui lo abbiamo trovato.

Eka Swingblade

Parliamo di tecnologia, mi piace dare il giusto tributo ad un coltello per eviscerare fantastico, svedese. Il mitico Swingblade della Eka a lama rotante ha un acciaio di altissima qualità che non perde il filo, un grip sul manico che non lo fa scivolare mai, e l’alternanza tra lama e skinner per avere un grande aiuto a fare un lavoro pulito e perfetto. La casa produttrice lo garantisce addirittura per 10 anni. In Italia è importato da Coltellerie Maserin.

Lo Swingblade ha appena terminato il suo lavoro. Coltello eccezionale.
Prima di tutto, le formalità! L’importante è asportare il talloncino con stampata la specie abbattuta.

Weidmannsheil e congratulazioni non guastano, tutto liscio e animale caduto sul posto; siamo molto soddisfatti, anche se per me la caccia è in ugual misura immersione nella natura, cibo strepitoso e sano, e certamente emozione per la preda, con onestamente un minimo di pietà per la vita che ho tolto, e quindi non sono incline a esultanze da stadio solo per l’abbattimento. E così me lo carico in spalla e pur soffrendo i 30 chili in più nello zaino riesco a godermi i colori dell’autunno mentre il sole scende dietro il Brenta, finchè viene la notte, e arriviamo al vecchio Suzuki che aspetta nel parcheggio della malga.

Camoscio nello zaino, riprendiamo il sentiero per tornare
Per arrivare alla macchina ci vuole un'ora, e intanto mi godo il tramonto
Per arrivare alla macchina ci vuole un’ora, e intanto mi godo il tramonto
L’ultima discesa, ormai è notte.

Col visore termico la caccia non è più la stessa, nel bene e nel male.

Un visore termico da osservazione di altissima qualità come il Calonox, che ho vari motivi di considerare il migliore oggi sul mercato, è sconvolgentemente efficace, perchè all’occhio del cacciatore trasforma gli animali in soggetti che brillano di luce propria, autodenunciando la loro presenza -anche dietro i rami- in modo tanto evidente, che è molto difficile non notarli anche ad un rapido pasaggio di osservazione sull’ambiente.

Nel parcheggio, prima di partire, ci scambiamo il Calonox come fosse un giocattolo, divertendoci a osservare cosa riesce a vedere nel nero della notte.
La luna saluta i cacciatori, è notte e la montagna adesso è solo dei suoi animali.
La luna saluta i cacciatori, è notte e la montagna adesso è solo dei suoi animali.

Il visore termico da osservazione si può usare a caccia?

Poichè si tratta di uno strumento meramente da osservazione, che non è in alcun modo utilizzabile per supportare la mira, e considerato che non è una fonte luminosa in nessun modo, il visore termico da osservazione oggi è fino a diverso pronunciamento delle leggi (o interpretazioni delle stesse) o della magistratura uno strumento legalmente ineccepibile da acquistare, detenere ed usare. Non ci risulta che in Italia sia mai stata fatta obiezione a chi utilizzava questo strumento da parte del personale di vigilanza. Diverso è il caso del cannocchiale da puntamento termico, ma ne parleremo in altra sede.

Che sensazione da usare il visore termico a caccia?

Dell’efficacia incredibile abbiamo detto. Però perfino il Calonox è tutt’altro che qualcosa di piacevole da utilizzare durante la caccia. Sostanzialmente, guardare in un visore termico è come guardare dentro una piccola televisione che sta vicina all’occhio. L’immagine in bianco e nero o colorata -in base alle scelte di chi usa lo strumento- è comunque diversa da quella naturale dell’ambiente che vedono i nostri occhi, e quando si distoglie l’occhio dal monoculare (peggio ancora se fosse bioculare) dopo una osservazione prolungata l’occhio ha bisogno di qualche secondo per riabituarsi.

Occhi a parte, avere con se un oggetto del genere ti porta ovviamente ad usarlo continuamente e il suo utilizzo è molto più frenetico rispetto a quello che dovrebbe essere il piacevole e rilassante esercizio di binocolare lentamente e con cura per cercare gli animali, essenza della caccia di selezione. Il fatto è che, se nell’ambiente di fronte a me c’è un animale, pure nascosto dietro un cespuglio, con questo aggeggio lo vedo come se brillasse di luce propria. Non serve cercarlo piano piano, se c’è lo vedo subito. E se non c’è, probabilmente non c’è davvero, aspettare qualche minuto per vedere se si alza tra la vegetazione, come siamo abituati a fare usando il binocolo, è quasi inutile, a meno che non sia dietro un tronco o rami molto folti.

Il camoscio riposa in cella.

Le mie conclusioni.

Ragionandoci sopra con l’esperienza di 30 anni di licenza, usare un visore termico da osservazione per trovare più facilmente un animale che sta in mezzo agli alberi, che rientra nel piano di abbattimento, di giorno, con un successivo abbattimento pulito, francamente non lo trovo -quanto a lealtà nei confronti dell’animale- eticamente più esecrabile di sparargli da oltre 200 metri senza che lui abbia la possibilità di accorgersene. Non fa altro che dare un aiuto in più per poi cedere il passo a binocolo, lungo e arma, come sempre. Una volta trovato col termico – certo non è poco- il resto della caccia non cambia. Sarà perchè non caccio per sfidare l’animale -non credo abbia senso visto che io ho già il fucile e lui no-, nè i miei limiti, non mi sono sentito sminuito nello splendore generale del pomeriggio di caccia perchè ho avuto a disposizione un visore termico che mi ha fatto vedere un puntino nero suggerendomi che era un animale. Si potrebbe considerare anche che un camoscio su montagne da 2000 metri si caccia come un capriolo più che come una capra di montagna, quindi niente poesia di avvistamenti da lontanissimo ed avvicinamenti tra le rocce col cuore in gola.

Comunque ognuno ha buon diritto di decidere che, nonostante si abbiano tutti a disposizione binocolo, telemetro, lungo, carabina e ottica, sia proprio il visore termico da osservazione a creare uno squilibrio aggiuntivo inaccettabile tra cacciatore e cacciato.

La giusta fine di ogni avventura di caccia

Ora il camoscio riposa in pelo per dieci giorni, forse qualcuno in più, nella mia cella di casa a 2 gradi, e poi mi occuperò personalmente di pelarlo e ricavare cosce, spalle, collo, lombi e purtroppo non i filetti, il passaggio ravvicinato della mia Hasler Hunting li ha proprio bruciati. Questo sì, è decisamente difficile da accettare.

Lo mangerò coi miei, e con i miei amici. Sarà onorato con libagioni. Animale stupendo, sapori stupendi. Weidmannsheil!

Una coscia del camoscio dell'anno scorso pronta per il forno. Con 7 spicchi d'aglio inseriti nella carne, frollatura lunga e zero marinatura, fodera di guanciale e un po' di scalogno, rosmarino, massaggiata di sale e pepe e vino rosso ad ammorbidire. La ricetta del caro amico Bepi Audino, con un po' di tecnologia per controllare la temperatura di cottura.
Una coscia del camoscio dell’anno scorso pronta per il forno. Con 7 spicchi d’aglio inseriti nella carne, frollatura lunga e zero marinatura, fodera di guanciale e un po’ di scalogno, rosmarino, massaggiata di sale e pepe e vino rosso ad ammorbidire. Fantastico. La ricetta del caro amico Bepi Audino, con un po’ di tecnologia per controllare la temperatura di cottura.

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