Quante discussioni –giuste!- sul tiro lungo. Vediamo come influiscono sulla balistica del proiettile fattori quali altitudine e temperatura, oggi finalmente incorporati nel sistema di misurazione dei telemetri più moderni.

Un telemetro che mira “solo” la distanza, oggi, sembra aver fatto il suo tempo. Neppure l’aggiunta della misura compensata rispetto all’angolo di sito è da considerarsi più all’avanguardia. La tecnologia più moderna offre al cacciatore la distanza compensata rispetto all’angolo di sito, alla temperatura e alla pressione atmosferica, declinandola poi in termini di alzo oppure numero di clic da dare alla torretta del cannocchiale.

Chi sa già che, con la carabina tarata in collina, trovandosi a tirare in alta montagna su una distanza un po’ lunga il punto d’impatto può essere diverso anche di oltre 10 centimetri?

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Ciò che scriviamo non avrebbe meritato pubblicazione solo qualche anno fa. Qualche anno fa il tiro di caccia era –per così dire- sotto controllo del cacciatore medio, quanto a successo finale, fino a 250 metri di distanza. Oltre, i più grazie al cielo rinunciavano, alcuni mormoravano tra se la famigerata frase <<ci provo>>, che tanti ferimenti ha prodotto. Qualche anno fa l’unico approccio al tiro di caccia eticamente corretto secondo noi era quello di rinunciare a tiri oltre i 300 metri. Armi, attacchi, palle e ottiche non erano in genere costruiti con le tolleranze necessarie a garantire precisione a distanze maggiori e i cacciatori di conseguenza non avevano la formazione né l’esperienza necessaria ad avere la ragionevole certezza di poter essere precisi a quelle distanze.

Oggi che la tecnologia mette a disposizione tutto il necessario, prova ne sono i risultati incredibili che si ottengono nelle gare (sul cartello di carta, per carità!) a 1000 metri, che piaccia o no il limite della distanza di tiro si è mediamente  allungato anche a caccia e ci sembra corretto modificare la nostra posizione in merito affermando che se oltre i 500 metri a caccia non si dovrebbe nemmeno pensare di tirare, allo stesso tempo ci pare più eticamente corretto un vero esperto dotato delle attrezzature e della pratica necessaria che tira a un capriolo a 350 metri di una matricola che con la sua prima carabina fa la stessa cosa a 200 metri.

Allora proviamo a parlarne tecnicamente, di questa distanza limite dei 500 metri, che consideriamo noi stessi già oltre il limite del ragionevole ma che sempre più spesso sentiamo citare con una certa sicurezza dagli armieri e dai cacciatori più esperti.

Ne parliamo tecnicamente perchè a noi non piace proprio a prescindere dalle questioni tecniche, in quanto allunga le distanze di fuga degli animali, rende difficile valutare ad occhio la reazione al colpo dell’animale, richiede spesso camminate infinite per arrivare sull’anschuss (con difficoltà maggiori a trovarlo) e poi davvero fa perdere molto di quella sensazione di godersi la sorpresa di vedere bene un animale che esce al pascolo prima di decidere di tirare che per noi significa molto del piacere di andare a caccia.

Tecnicamente nessuno può sapere quanto vento ci sia a 500 metri da noi, dove sta brucando l’ungulato dall’altra parte della valle, il che depone ulteriormente a sfavore della decisione di tirare.

Però – vento a parte – a 500 metri si può sapere, con precisione, dove andrà a finire la palla. Non è certo come sparare a 300 metri, distanza già di tutto rispetto ma che, per chiunque abbia approfondito un minimo la materia, significa suppergiù 18-20 centimetri di calo della palla rispetto ai canonici 200 metri di azzeramento del reticolo del cannocchiale. Suppergiù è una brutta parola quando si parla di rispetto degli animali nel tiro, ma se i 20 centimetri sono 18 perché la nostra palla ha una traiettoria tesa e noi tiriamo diritto, il cuore del capriolo lo colpiamo lo stesso. Ovviamente salvo che si tiri con un angolo di sito importante, nel qual caso i centimetri saranno ben meno, ma la distanza corretta con l’angolo di sito è un dato che solo telemetri davvero obsoleti non forniscono.

Introduciamo un po’ di complicazione…

Se tariamo la carabina in un poligono di pianura o collina e poi andiamo a caccia a 2000 metri di quota, a 500 metri di distanza e in orizzontale (con angolo di sito zero) il telemetro all’avanguardia ci aiuterà nel tiro recitando che la distanza compensata non è 500 metri ma più o meno 470 metri, per effetto della minor pressione atmosferica che porta la palla a “cadere meno”. Ciò è possibile perché i telemetri più performanti come il Leica CRF 1600-B ed il nuovo binotelemetro Geovid 42 HD-B incorporano nei loro calcoli di misurazione anche l’effetto della pressione atmosferica, che varia in proporzione all’altitudine. Per chi non lo sapesse la palla, con angolo di sito zero e solo per effetto dell’altitudine, a 2000 metri rispetto alla pianura e a distanza di 500 metri cala 15 centimetri circa in meno di quello che saremmo portati a credere misurando con un telemetro che calcola solo la distanza corretta con angolo di sito. Mica pochi. Sono tre clic di una torretta balistica tipica europea.

Questi supertelemetri sono “azzerati” a livello del mare, per cui man mano che si sale di quota vanno a valutare cosa significhi la maggior altitudine in termini di centimetri sul punto d’impatto oppure, se chi li usa preferisce, direttamente in termini di clic da dare alla torretta.

Ciò è possibile perché gli strumenti hanno al loro interno memorizzate dodici curve balistiche tra cui scegliere quella col comportamento più simile a quello della propria palla (il Geovid HD-B è anche dotato di scheda microSD programmabile con i dati balistici della propria palla), per ottenere al momento della misurazione il dato in termini di clic calcolato sulla palla utilizzata.

Tanto per completezza, la stessa influenza viene portata, seppure con impatto meno invasivo e di segno contrario, dalle temperature rigide invernali sulla traiettoria della palla di una carabina tarata d’estate. Per questo gli ingegneri dell’ottica hanno ritenuto di inserire parametri quali temperatura e pressione atmosferica per determinare la distanza in un telemetro da caccia.

Per estremizzare e provare a far chiarezza pratica su un tema un po’ ostico, prendiamo l’esempio di chi viaggia per cacciare ad elevatissime altitudini animali molto costosi, come le capre asiatiche che si insidiano ben oltre i 3000 metri di quota e spesso costretti a tiri particolarmente lunghi. In questo caso, se ci si fida della carabina tarata a casa ad altitudini collinari o in pianura, basterà poi fidarsi del telemetro che compensa anche l’altitudine per avere indicazioni di tiro precise senza affidarsi alle a questo punto inutili tabelle balistiche compilate sulle diverse altitudini.

Molti però per prassi ritarano in loco la carabina in quota, proprio per centrare il reticolo compensando l’effetto di temperatura e pressione atmosferica diverse (magari anche per verificare che non si sia persa la taratura per qualche urto nel viaggio). In questo caso bisogna azzerare l’arma “facendo finta” di essere ancora in pianura, in modo che telemetro e palla “ragionino” allo stesso modo. Una volta azzerata l’arma in quota allora, basta misurare col telemetro la distanza dal cartello dove si ritara l’arma, impostando la funzione balistica dei clic. Il telemetro, anche con angolo di sito zero, “suggerirà” di mirare qualche centimetro più in basso del centro (ovvero di dare qualche clic in meno), per compensare l’effetto dell’altitudine, che alza il punto d’impatto.

Se il telemetro “suggerisce” per esempio “-3clic”, noi diamo 3 clic in più ed in questo modo abbiamo tarato l’arma come se fossimo stati al livello del mare, altitudine alla quale per centrale il reticolo avremmo avuto bisogno di 3 clic in più. Poi andremo a caccia fidandoci del telemetro, che ci darà indicazioni perfette.

Giusto perché non si pensi che il telemetro risolve tutto, che dire della differenza, anche questa valutabile in vari centimetri, di comportamento della palla a canna pulita e dopo tre o quattro tiri, sempre a 500 metri?

Grande rispetto per quegli uomini-computer che vincono le gare di tiro a 1000 metri allora!

A caccia cerchiamo di sentirci tanto più cacciatori quanto meno tiratori, ne trarrà giovamento la nostra passione, ma se proprio vogliamo allungare le nostre distanze di tiro facciamolo con molto rispetto per le distanze stesse, confortati da strumenti meccanici ed elettronici che ci danno sempre di più una mano.

Weidmannsheil!

 

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