La prova sul campo del nuovo binotelemetro Leica, con un tester d’eccezione.

Il nostro tester Matteo Rensi scandaglia il vallone con il nuovo Geovid R 8x42 alla ricerca di cervi e camosci
Il nostro tester Matteo Rensi scandaglia il vallone con il nuovo Geovid R 8×42 alla ricerca di cervi e camosci

Abbiamo chiesto a Matteo Rensi, esperto cacciatore di montagna con decenni di esperienza, vicepresidente dell’Associazione Cacciatore Trentini, e stimato rivenditore di prodotti da caccia di alta qualità, di affiancarci nella prova del nuovo Geovid R 8×42, binocolo con telemetro Leica. Ecco le impressioni.

La generosa estrazione pupillare del nuovo Geovid R 8x42 permette di osservare con gli occhi ad una distanza di massimo comfort
La generosa estrazione pupillare del nuovo Geovid R 8×42 permette di osservare con gli occhi ad una distanza di massimo comfort

Andiamo a caccia!

Monte Roen, Val di Non, Trentino. Poco dopo la metà di settembre, caccia aperta da poco, abbiamo la possibilità di cercare un cervo, un camoscio o un capriolo di qualsiasi classe. Quando salgo sulla mia vecchia Suzuki spartana e leggera è sempre una festa, perchè quel magico fuoristrada va solo in su, accenderlo vuol dire che si va a caccia. Mi accompagna Matteo Rensi, cacciatore esperto con il patentino indispensabile per l’uscita al camoscio, ma prima di tutto amico, numero 2 dell’Associazione Cacciatori Trentini di cui faccio parte, appassionato rivenditore di strumenti ottici con cui collaboro da sempre, tester ideale per un nuovo strumento da caccia Leica.


Con Matteo stiamo per abbandonare la strada asfaltata, sul cruscotto l'ormai inseparabile visore termico Calonox View, occhio potentissimo per vedere quello che non si vede.
Con Matteo stiamo per abbandonare la strada asfaltata, sul cruscotto l’ormai inseparabile visore termico Calonox View, occhio potentissimo per vedere anche quello che non si vede.

Un pomeriggio di metà settembre a 1800 metri

Scegliamo un luogo in cui ci siano possibilità di osservare cervi e camosci fino alle ultime luci del giorno, e dove i caprioli, ahimè, sono diventati un ricordo di tempi in cui cervi e camosci erano invece apparizioni da leggenda. Una postazione a terra coperta, fissa e ben fatta dai cacciatori di Sfruz e Smarano, che domina una valle scoscesa con visibilità fino a oltre 350 metri, erba e rocce con qualche pino, abete, larice e ontano. Con il bosco fitto ai margini è il luogo ideale per osservare animali al pascolo, ma anche mentre si spostano. Angolo di sito decisamente importante. Due saline piazzate sapientemente e rifornite dalla buona volontà di chi mette a disposizione il suo tempo e le sue gambe per portare di tanto in tanto uno zaino di blocchi dove serve.

Tutto mostra la predisposizione ad un tiro verso il basso, con angolo di sito impegnativo.
Tutto mostra la predisposizione ad un tiro verso il basso, con angolo di sito impegnativo.

La natura è ancora quella dell’estate, e gli animali si fanno vedere, poco, solo quando contano le prestazioni del binocolo. Che in ogni aspetto in cui lo abbiamo messo alla frusta non ha tradito; anzi, ha confermato le -alte- aspettative sotto ogni aspetto, e l’incredibile rapporto tra qualità e prezzo.

Il Geovid R 8×42

Leica ha presentato il suo nuovo Geovid R 8×42 (con i fratelli 10×42, 8×56 e 15×56) a inizio agosto 2022, inizio consegne fine settembre. Dopo quasi 20 anni del glorioso, classico Geovid che ha rappresentato l’inizio e l’evoluzione del binocolo con telemetro integrato per la caccia, il nuovo modello rivede il design esterno modernizzandolo, e aggiunge potenza di misurazione.

Uno strumento in alluminio aeronautico rivestito interamente in gomma ad alto grip, con ottica HD ad alta definizione dai classici contrasti scolpiti Leica, ed il telemetro che misura in un attimo fino a 1800 metri, con compensazione dell’angolo di sito fino a 1100 metri, da leggere su uno schermo pulito e piccolissimo a led, che non disturba l’osservazione.

Il prezzo, grazie alle economie di scala di Leica che -unica sul mercato- il know how sui telemetri lo ha in casa, è più basso del modello precedente, 1930 euro sul listino, in linea con i prodotti della concorrenza, con i quali il confronto sulle prestazioni ottiche, meccaniche e sui materiali si rivela veramente impietoso. Qui tutti i dettagli della presentazione dei nuovi Geovid R.

Il Geovid R è made in Portugal, nello stabilimento che Leica ha da oltre 50 anni a Porto, con 800 dipendenti e tecnologie e macchinari allo stato dell’arte. L’ho visitato questa primavera e sono rimasto impressionato. In realtà Il Geovid R come tutti i prodotti Leica sono costruiti parte in Germania e parte in Portogallo, le due fabbriche recentemente rifatte completamente lavorano in sinergia per completarsi a vicenda nella produzione delle parti e nell’assemblaggio degli strumenti.

Il Geovid R che va in pensione, a sinistra, e il nuovo Geovid R, a destra. Ottica, meccanica, e materiali sono gli stessi.
Il Geovid R che va in pensione, a sinistra, e il nuovo Geovid R, a destra. Ottica, meccanica, e materiali sono gli stessi. Qui vediamo i modelli 10×42.

Il test del Geovid R 8×42 a caccia

Cominciamo dall’ottica: ci siamo trovati a provare un classico binocolo Leica, luminoso, con immagini dai colori vivi e ricche di contrasti, aberrazione cromatica non percepibile, grande campo visivo e vero piacere per l’osservatore. Chi conosce il Leica Geovid sa di cosa si parla.

Chi invece è abituato ad utilizzare altri binotelemetri nella fascia di prezzo dei 1500 euro avrà la grande sorpresa di trovare, oltre a una percepibile superiorità nella qualità generale dell’immagine, anche una piacevole sensazione di libertà per gli occhi, senza alcuna costrizione. Le lenti oculari sono grandi, l’estrazione pupillare ampia come il campo visivo, le pupille del cacciatore si godono un’ottica di alta classe. Niente Cina nei binocoli Leica, per intendersi.

La sensazione che si tratti del “solito” binocolo Leica di alta qualità si conferma anche nella meccanica, con la ghiera di messa a fuoco fluida e robusta, la grande profondità di campo che porta a rifocheggiare solo se si cambia drasticamente distanza di osservazione, le due ghiere di regolazione diottrica e di messa fuoco dello schermo led posizionate intorno agli oculari ferme e docili alla regolazione nel contempo.

Le conchiglie oculari girevoli scattano precise nello scegliere la distanza preferita della pupilla, la gomma di protezione è piacevolmente morbida al contatto con sopracciglio e zigomo, e si possono togliere e rimettere per pulire bene la zona degli oculari, anche sotto l’acqua corrente. La tenuta stagna di Leica è una delle tante garanzie.

La maneggevolezza è un altro grande pregio: la gomma con cui è rivestito il Geovid è assolutamente antiscivolo, morbida e robusta al tempo stesso, niente a che fare con la sensazione di plastica che offrono al tatto altri prodotti della stessa fascia di prezzo.

Il binocolo ha il baricentro molto equilibrato, non tende a cadere in avanti e si impugna a lungo volentieri. Non ha bubboni o strane protuberanze figli di compromessi per ospitare l’elettronica del telemetro da parte di produttori molto blasonati e evidentemente meno evoluti, ha la forma pulita e perfetta del binocolo e tradisce la presenza del telemetro all’interno esclusivamente per i due pulsanti rivestiti in gomma anch’essi.

I pulsanti di misurazione e di scelta tra metri e yard sono posizionati nel punto in cui l’indice destro cade più naturalmente, l’unico punto sensato in cui un costruttore può pensare di metterli. La sensibilità alla pressione del polpastrello per ottenere la misurazione è quella giusta, per ottenere la distanza si deve volerlo fare, ma non serve una pressione maggiore di quella che viene naturale imporre. Pesa circa 9 etti come tutti i binocoli con telemetro da 42 millimetri di obiettivo.

Il telemetro è ciò che può desiderare chi ricerca efficienza e semplicità. La misurazione è rapidissima, basta premere il pulsante sinistro per avere prima la distanza lineare (Leica dichiara il limite a 1800 metri, ma siamo riusciti a leggere oltre 2 chilometri) e un attimo dopo quella compensata con l’angolo di sito, fino a 1100 metri.

Abbiamo misurato senza problemi anche contro superfici piccole o molto riflettenti, tipiche situazioni dove valutare la qualità di un telemetro.

Al primo utilizzo, per configurarlo è bastato premere il pulsante destro e selezionare prima i metri invece degli yard, poi l’abilitazione della misura della distanza compensata. Quel tasto non lo useremo mai più e dovremo preoccuparci solo di premere il tasto per leggere la distanza. Più facile di così…

Matteo con il nuovo Geovid R 8x42, io con il nuovo Geovid PRO 8x32, due gioelli nati da Leica nel 2022.
Matteo con il nuovo Geovid R 8×42, io con il nuovo Geovid PRO 8×32, due gioelli nati da Leica nel 2022.

Chi è Matteo Rensi

Matteo Rensi lo conoscono tutti. Lo abbiamo raccontato in un articolo qualche tempo fa. La sua competenza a caccia è frutto delle sue esperienze sulle sue montagne, quella nell’ottica della sua passione che è anche un lavoro, nel suo negozio di Trento e con il suo sito di ecommerce www.ilbramito.it

Matteo Rensi mostra sorridente il nuovo Geovid R durante il test. Addosso si leggono i segni della sua attività di commercio elettronico di prodotti da caccia con il sito www.ilbramito.it
Matteo Rensi mostra sorridente il nuovo Geovid R durante il test. Il suo abbigliamento mostra i segni della sua attività di commercio elettronico di prodotti da caccia con il sito www.ilbramito.it

Quasi dimenticavo.. Un piccolo di cervo di 35 chili è un manicaretto sublime, oltre che una preda semplice da trascinare giù per un canalone ripido fino alla carraia più vicina.

Per gli interessati alla trasformazione in cibo della selvaggina -spero sempre siano tutti coloro che cacciano- 7 giorni in cella a 2 gradi prima di separare e rifilare dal tessuto connettivo ogni singolo muscolo della coscia, promessa di tartare o tagliate indimenticabili e ignote a chi trasforma la selvaggina solo in spezzatino e ragù -con tutto il rispetto per spezzatino e ragù-, ancor più a chi non ha cacciatori vicini, e può solo arrivare a quello che trova dal macellaio.

Le spalle e i ritagli sono diventati hamburger da scottare appena, tagliati col 10% di guanciale di maiale e arricchiti di una punta di aglio e di ogni spezia che il mio gusto mi suggerisce, curry e cannella, noce moscata comprese. I lombi e i filetti, potete immaginare! Il collo, purtroppo dopo 7 giorni di frollatura l’ha reso inutilizzabile l’ematoma causato dalla mia pur non invasiva Hasler Ariete da 122 grani, 270 winchester.

35 chili di carne sublime. Per me, vale più di un trofeo.
35 chili di carne sublime. Per me, vale più di un trofeo.
Verso sera l'aria è aumentata e stando fermi faceva parecchio freddo; con noi anche Matteo Martinoglio, altro uomo Leica, che ringraziamo per aver fatto la maggior parte delle fotografie pubblicate in questo articolo.
Verso sera l’aria è aumentata e stando fermi faceva parecchio freddo; con noi anche Matteo Martinoglio, che ringraziamo per aver fatto la maggior parte delle fotografie pubblicate in questo articolo.

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