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Caccia al daino medaglia d’oro – Il film.

Il racconto della caccia a un daino dal trofeo indimenticabile, nelle splendide riserve Kinsky dal Borgo in Repubblica Ceca. Guarda il film di Andrea Cavaglià su youtube.

Il grande palancone, re dell’arena, è caduto. Onore al re!

Caccia al daino medaglia d’oro. Un viaggio alla ricerca dell’animale con il trofeo della vita, da uno dei professionisti più capaci e rispettati, Carlo Kinsky dal Borgo. Cronaca e immagini di una grande emozione, filmata da Andrea Cavaglià su youtube.

Foto di Andrea Cavaglià.

Caccia al daino medaglia d’oro. Le riserve Kinsky dal Borgo a Obora

Ottobre, periodo del bramito del daino. Stiamo girando con Andrea Cavaglià la serie “Febbre da Medaglia” per Caccia TV SKY, dedicata a esperienze di caccia dichiaratamente alla ricerca di animali dal trofeo imponente. Grazie a Caccia TV Sky abbiamo potuto pubblicare i fil anche su youtube. Qui questo episodio.

Carlo Kinsky dal Borgo è conosciuto in tutta Europa e anche oltre per i grandi daini che ospita nelle sue bellissime riserve.

Sono boschi pianeggianti di antiche querce ed altre piante ad alto fusto tipiche della foresta mitteleuropea, con dolci saliscendi e ampia visibilità. Chi ama la caccia alla cerca non può che amare un posto come questo.

Boschi ad alto fusto con scarso sottobosco, il massimo per la caccia alla cerca.

La riserva è talmente grande, vicina ai 1000 ettari, che puoi girarla tutto il giorno senza arrivare ai suoi confini. Confini che per amor di verità sono recintati, anche se è tanto vasta che ci sono animali che chi la gestisce, pur essendo una delle persone più competenti nella caccia al daino da trofeo in Europa, non vede anche per mesi.

Il padrone di casa è il conte Carlo Kinsky dal Borgo, ospite squisito che ti mette a tuo agio in ogni momento, e ti accompagna personalmente alla ricerca dell’animale dei tuoi sogni.

Ci sono oltre 300 daini nella riserva e, nel periodo degli amori, vederne è fin troppo facile. Essendo stato qui in altri momenti dell’anno, posso assicurare che altre volte non ho avuto la sensazione che ce ne fossero così tanti. Sono assolutamente selvatici, anche se i maschi in amore tendono a perdere parecchia dell’attenzione verso i pericoli che li caratterizza normalmente, tanto che il bello di questa avventura è scegliere il capo con un super trofeo. Cacciare un maschio qualsiasi durante il bramito, qui, sarebbe stato onestamente una sfida poco significativa.

Da Obora sono usciti trofei eccezionali e la riserva è gestita splendidamente, con altane ben costruite e piazzate ad arte ovunque, per fare anche la caccia al cinghiale, al capriolo e al muflone.

Osservare e filmare immersi nel bramito

Carlo Kinsky dal Borgo è pronto ad accompagnarmi alla ricerca del mio daino da sogno, domani mattina. Questa sera, con me il fuoriclasse dei film maker Andrea Cavaglià, ci manda ad osservare e filmare la riserva e gli animali, indirizzandoci ad un’altana posizionata dove lui ritiene che si trovi l’arena di bramito più ricca della riserva.

Ha fatto due gocce di pioggia e l’aria è piacevole, all’interno di un periodo insolitamente caldo e secco che finora ha limitato pesantemente l’esplosione del bramito. Ci basta accomodarci in silenzio per distinguere entro i 150 metri e ascoltare almeno 7 palanconi veramente grandi, di cui due mostruosi, che ci mostrano la follia dei movimenti e delle azioni tipica del periodo degli amori. Sdraiati nella noia apparente, che in realtà è fatica di giorni che non finiscono mai, si alzano improvvisamente per rapide corse verso un rivale o verso niente, bramiscono di continuo per minuti e poi si fermano, se la prendono con un arbusto o un ramo per lasciare il loro personale marchio odoroso. Sembra una commedia senza senso, non c’è o non si vede nemmeno una femmina, solo grandi maschi che non sembrano avere una strategia, se non quella di far sapere che ci sono, rumorosamente. All’improvviso arriva uno dei due “mostri”, e gli altri 3 al momento nell’arena scappano ancor prima che possa avvicinarsi. Passano i minuti e il fresco della poca pioggia precedente lascia di nuovo il posto ad un caldo abbastanza fastidioso, il bramito cala e poi cessa del tutto.

Abbiamo gli occhi pieni oltre l’immaginabile di animali, trofei e scene da sogno del cacciatore. Possiamo tornare alla splendida struttura che ci ospita, nel cuore della riserva, a goderci una bella serata e pregustare quello che a buon diritto ci aspettiamo per domani pomeriggio, quando andremo a caccia.

Davanti alla struttura che ci ospita la vista è profonda e spettacolare, con il lago sullo sfondo.

Il silenzio del daino.

Il mattino è caldo, assolato e silenzioso. Non si sentono bramiti nemmeno in lontananza, se non qualcuno rado, raro e svogliato, che mostra la fatica e il fastidio verso il clima avverso, che prevale perfino sull’istinto del periodo degli amori. Cacciamo nel pomeriggio, il caldo aumenta e gli animali naturalmente non ci sorprendono. Nessuna traccia del movimento di ieri sera, torniamo nella stessa arena e vediamo solo due animali. Non sono quelli che cerchiamo, ma Carlo, che tutto sa, mi dice che devono essere nei paraggi, non abbandonano mai l’arena durante gli amori. Le foglie si rompono croccanti sotto i piedi ed è impossibile muoversi in silenzio assoluto, a maggior ragione in tre e con le necessità di filmare con calma un tiro che quindi non può essere improvviso e affrettato.

Se ci spingiamo più avanti verso il cuore dell’arena rischiamo di rompere l’equilibrio e mettere in fuga gli animali. Abbiamo anche domani, quindi decidiamo di ritirarci.

Ai margini dell’arena, Carlo Kinsky osserva da lontano i grandi palanconi, e Andrea Cavaglià li ritrae con la sua telecamera.

Se non bramisci vengo a cercarti!

Questa mattina dobbiamo farcela, domani torniamo in Italia perchè come tutte le belle storie anche questa si avvicina alla fine. Il fresco dopo l’alba ci fa tenere addosso il pile, ma la giornata si annuncia calda e senza aria come ieri. Nessuno bramisce alle prime luci del giorno e Carlo decide di provare a esplorare altre arene, per cercare il nostro super palancone altrove ma anche nella speranza che qualcosa cambi e più tardi riprenda il concerto nell’arena che lui ritiene più ricca.

Qualche animale si vede, ma senza bramito è più difficile avvicinarsi senza destare allarme. Il padrone di casa rompe gli indugi e decide che torneremo nell’arena migliore, cercando di prenderla mettendoci contro quell’impercettibile filo d’aria che tutti i cacciatori sanno essere sufficiente a trasmettere gli odori agli organi sensoriali straordinariamente efficienti degli ungulati.

Prendiamo lentissimi una stradina di terra, piuttosto silenziosa, e riusciamo ad arrivare poco sotto i 200 metri di distanza dal primo grande palancone che vediamo sdraiato, col corpo parzialmente coperto dal tronco di una quercia. Andare oltre sarebbe un azzardo che probabilmente pagheremmo con la fuga di uno e poi degli altri, che certamente sono nelle vicinanze. Se trovo quello che cerco devo sparare dallo stick, non è una distanza enorme ma l’idea di giocarmi una medaglia d’oro con un appoggio imperfetto mi piace poco. Ci blocchiamo e studiamo l’area, trovando tra i tronchi un muso, un posteriore, una parte di corpo che il visore termico scova insensibile al mimetismo dei colori dei daini che sembrano sonnecchiare, fusi perfettamente nell’ambiente circostante. Milioni di anni di evoluzione cromatica vanificati dalla tecnologia digitale del mio Calonox 2, che trasforma in una lampadina accesa in mezzo alla scala di grigi dell’ambiente a 20 gradi qualsiasi mammifero, con la sua temperatura corporea di 37 gradi. Quando ci segnala un animale io e soprattutto Carlo lo lasciamo cadere sul petto e passiamo al Geovid PRO 8×32, che cipermette di studiare ogni dettaglio dell’animale, e soprattutto del trofeo.

Il visore termico Calonox 2 trova gli animali, il binotelemetro Geovid PRO 8×32 li valuta.

Ecco il re dell’arena

Lo vediamo solo in parte, tra due grosse querce, sdraiato immobile. Con ogni precauzione per non fare rumore ci spostiamo lentamente sulla nostra sinistra, cercando la combinazione di alberi che ci lasci la visuale libera fino a lui, finchè appare tutto intero in una finestra scoperta. Non ci mette molto, Carlo, a sentenziare che è Lui. Notiamo almeno altri 3 palanconi a meno di 30 metri da questo, in varie direzioni; nel gioco del vedo-non vedo dei tronchi delle querce potremmo perfino avere un animale vicinissimo a noi, che se fosse messo in allarme comprometterebbe tutta l’arena. Silenzio assoluto, ogni movimento è un rischio davanti a svariate paia di orecchie sensibili.

Andrea Cavaglià è sempre all’altezza e nel silenzio più totale fa un cenno che significa che lui, il film maker, è pronto addirittura prima del cacciatore, con il daino inquadrato al centro del suo lungo Apo Televid 82, su cui poggia con adattatori magnetici l’I-phone pronto a riprendere in primo piano la reazione dell’animale al tiro da 200 metri.

Carlo posiziona lo stick vicino a un grande tronco per dare un appoggio anche al mio gomito, fondamentale. Il mio kipplauf compagno di mille avventure è pronto e nel Magnus a 16 ingrandimenti vedo lo spettacolo di un animale con pale enormi al centro del reticolo. Sono pronto, se decide di alzarsi.

Weidmannsheil! o meglio, Lovu Zdar!

L’attesa è veramente lunga, almeno 10 minuti in cui spesso ci chiediamo con lo sguardo se il re dell’arena non abbia intenzione di starsene a riposo fino a sera. Metto e tolgo di continuo l’occhio nell’oculare del Magnus, per controllare che il reticolo sia sempre lì. Se si alza potrebbe lasciarmi solo pochi secondi.

Dopo almeno un quarto d’ora si alza! Si mette di punta, non si spara! Si risiede, maledetto. Quasi comico, potrebbe uscirne un film per prendere in giro i cacciatori.

Si rialza di nuovo e sembra sternutire, alza la testa, si sposta verso sinistra, oltre il primo tronco, offrendomi finalmente la spalla. Andrea sussurra “ci sono“, condizione necessaria per il tiro, e in un momento è tutto finito, venti metri più in là.

Emozione, gioia e sollievo, e rispetto, davanti a un animale spettacolare.

Un po’ di foto…

Se hai letto fino a qui, sono certo che sei appassionato di caccia, quindi mi sembra giusto condividere alcune immagini dell’animale e di quello che circonda i momenti successivi alla constatazione che lo abbiamo preso.

La valutazione del trofeo

Quando si caccia in riserva e il trofeo è importante, il valore viene attribuito con il punteggio C.I.C. Qui ci sono prezzi forfettari per bronzo, argento e oro, con aggiunte man mano che il punteggio C.I.C. sale rispetto al minimo per la medaglia.

Pulito il palancone a tempo di record, la mattina successiva al giorno dell’abbattimento ci troviamo con Carlo Kinsky e un suo guardiacaccia a goderci l’esperienza di una misurazione a regola d’arte.

L’oro per il trofeo di daino parte dai 180 punti. Questo è risultato 190 e quindi ampiamente medaglia d’oro. Non è un animale da record, ma per un cacciatore come me è senz’altro da considerare enorme.

Arma, ottiche e accessori, con link per acquisti.

Una caccia che potrebbe essere una volta nella vita, se possibile, è molto appagante godersela col meglio dell’attrezzatura possibile.

Il termico Leica Calonox 2 Sight mi ha permesso di individuare gli animali tra le piante, anche oltre i 200 metri, soprattutto quando se ne intravedeva solo una piccola parte. Strumento che aumenta enormemente le possibilità di accorgersi della presenza degli gli animali prima di essere a nostra volta avvertiti. Un clip-on imbattibile per trasformare il cannocchiale tradizionale in un cannocchiale termico, ma anche uno strumento puramente da osservazione eccezionale.

Il Leica Geovid PRO 8×32 è straordinariamente nitido fino ai bordi del campo visivo. Leggero e compatto, è probabilmente il top per la caccia alla cerca come questa, anche se viste le distanze non ho avuto bisogno di utilizzare la sua enorme potenzialità di compensazioni balistiche e guida al punto d’impatto.

Il mio immancabile Leica Magnus 2.4-16×56 BDC, altre volte impagabile per affidabilità meccanica e luminosità crepuscolare, questa volta non ha avuto grandi sfide ottico/meccaniche, ma è stato veramente di grande aiuto perchè ha sostenuto il mio occhio senza affaticarlo nella mezz’ora di dentro e fuori in attesa che il daino si alzasse, grazie alla sua incredibile pupilla d’uscita che non stanca mai la vista. Un’altra caratteristica unica, che posiziona il Magnus al top tra tutti i cannocchiali da caccia di selezione. Come sempre, era montato sulla mia fidata Blaser k95 calibro .270 Winchester.

Addosso, invece, l’alta tecnologia di Härkila: comfort e design come non avevo mai visto nell’abbigliamento da caccia. Gli scarponi Saxnas sono traspiranti e straordinariamente comodi per un tipico maschio come me dal piede piatto e pianta larga, mentre i pantaloni Ragnar sono perfetti per cacciare in movimento, con 4 prese d’aria a cerniera per quando fa caldo. La camicia Trail, leggerissima ed elastica, tiene lontano le zanzare con grande efficacia, grazie a trattamenti che resistono a 100 lavaggi in lavatrice.

L’eviscerazione del daino sul campo è opera di Eka Swedblade G6, l’ultimo sviluppo del leggendario coltello svedese a lama fissa rotante, con l’evisceratore che si sostituisce alla lama classica e la qualità assoluta dell’acciaio Sandwick a 59 HRC. Garantito 10 anni!!

I protagonisti

Andrea Cavaglià è oggi il miglior videomaker venatorio in Italia. Il suo stile coinvolgente e poetico, dovuto anche alle capacità della moglie e partner Marta Chiattone, crea film intensi e piacevoli anche quando, come in questo caso, l’attore è quello che è.

Il padrone di casa, Il Conte Carlo Kinsky Dal Borgo, è conosciuto in Italia e all’estero per le sue riserve di caccia, ma anche e soprattutto per la sua grande competenza e capacità di far sentire a suo agio chi sceglie di cacciare da lui.

Carlo Kinsky dal Borgo studia il trofeo di un daino, prima di produrre il responso ad alta precisione sul suo valore.
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