Alla ricerca del “corzo” dei miei sogni, in un luogo fantastico e con un grande professionista, nel paese della passione per il trofeo del capriolo.
Foto di Andrea Cavaglià.

Caccia al capriolo da medaglia in Spagna. La Spagna e il capriolo, “corzo” in spagnolo. Una grande passione, un popolo di cacciatori che ama particolarmente la ricerca del trofeo importante su questa specie. Cronaca e immagini di una caccia fantastica.
Un habitat da sogno per il capriolo
Aprile. La (ottima) scusa per partire è un filmato da realizzare per la tv. Con Andrea Cavaglià giriamo la serie “Febbre da Medaglia”, titolo che tradisce tutto sul suo contenuto. Trovare un capriolo da medaglia in Italia è sempre più difficile. Così andiamo a scoprire qualcosa di meraviglioso, circa due ore a nord di Madrid.
Sembra il luogo ideale per un capriolo: pianure sterminate e poi, improvvisamente, altipiani altrettanto piatti. Si innalzano di circa 300 metri sopra il piano. Tutto è coltivato a grano o colza, con boschetti qua e là sugli altipiani e macchia nelle parti inclinate più ripide. Pascolo e rimessa, pace, perfetto! Dovessi disegnare l’habitat ideale per il capriolo, farei fatica a immaginarne uno migliore.

La visuale è molto ampia e la primavera appena arrivata scoppia di germogli e di nuova vegetazione. I maschi hanno già i palchi puliti, ma l’inverno appena finito si vede ancora nel manto grigio. Inoltre alcuni gruppi di sette o dieci unità non si sono ancora separati.
Il padrone di casa sa decisamente il fatto suo. Ci spiega come gestisca la riserva in modo maniacale, per offrire ai pochi cacciatori che accoglie caprioli dai trofei mediamente importantissimi, mantenendo alte densità. Ammette che il suolo deve avere un mix di minerali che aiuta parecchio: lui non governa gli animali e quindi riceve un aiuto naturale da ciò che i caprioli brucano.
Predatori zero; quando gli chiedo come mai, glissa, mi sembra con un ghigno. Ma forse quel ghigno me lo sono solo immaginato. Interessante: dice che a volte, come un fantasma, tra tutti i maschi che conosce per nome ne appare uno mai visto prima. E la sorpresa è sempre una grande emozione.






Prima serata promettente
Ramon, il padrone di casa, ci viene a prendere allegro e festante all’aeroporto di Madrid, col pomeriggio già avanzato. È molto amico di Andrea, e questo è buona parte del motivo per cui mi ritrovo in un’avventura di caccia davvero esclusiva, anche se nessuno me lo fa pesare.
Abbiamo un’ora di auto. Il mondo frenetico che mi lascio dietro e l’aria condizionata assassina dell’aereo chiedono il conto proprio quando inizio a rilassarmi: un mal di testa feroce mi costringe a mezz’ora di stop in albergo, imbottito di Oki. La pozione chimica fa egregiamente il suo lavoro, e mi lascia godere un’oretta di uscita prima del buio.
Pioviggina, poi smette con un arcobaleno, per chiudere la giornata a un tramonto da fiaba. Partiamo in auto, poi giriamo un po’ a piedi per studiare la zona e gli animali. Abbiamo a disposizione le due uscite del giorno dopo per insidiare l’animale con la medaglia al collo e dare un senso al film. Il mio straordinario guscio Härkila Logmar, leggerissimo e traspirante, è nato per ben altre sfide meteorologiche: non fatica a tenermi asciutto in questa facile occasione.








La realtà è che in circa un’ora di perlustrazione, la prima sera, ho già avvistato più caprioli dal trofeo irresistibile di quanti ne abbia cacciati negli ultimi vent’anni. Ma non quello che Ramon ha in mente per me: la sua missione è farci filmare la caccia a un corzo indimenticabile. Un vero supplizio inquadrare mostri nel binocolo, per vedere il comandante che scuote il capo e passa oltre. Quest’uomo ha una fotocamera con zoom elevato. I caprioli sui 250-300 metri li valuta ingrandendoli fino a ottenere un primo piano: qualità dell’immagine così così, ma sufficiente a lui, che sa catalogare il maschio di turno nel suo archivio personale. Bizzarro ma efficace; certo non potremmo farlo su distanze lunghe o su animali come il camoscio.
Arriviamo alla notte con gli occhi pieni di palchi meravigliosi, ma anche di un paesaggio spettacolare di pietre, campi, arbusti e fiori di primavera. Domani il nostro corzo arriverà. Del resto, per esigenze di telecamera, se così non fosse sarebbe un problema.

La febbre dell’oro condiziona il mattino!
Ho con me il visore termico Leica Calonox 2 Sight LRF col telemetro. È un clip-on di altissima qualità per mirare il cinghiale, che si rivela parimenti eccellente anche come puro strumento da osservazione. I tecnici Leica mi hanno raccomandato di godermi la sua capacità di evidenziare l’animale come una lampadina accesa, anche su distanze lunghissime e perfino sotto il sole del mattino.
La mattina Ramon ci porta sul bordo dell’altopiano più elevato. Da lì si vede un altro altopiano enorme, leggermente più in basso, con campo aperto fino a due chilometri: ideale per studiare la situazione. Il sole è appena sorto e i caprioli a oltre un chilometro appaiono ancora come puntini bianchi, quasi fluorescenti rispetto al grigio chiaro dei campi illuminati.



Il gigante che appare e sparisce nella macchia
Tra gli svariati caprioli che notiamo a ogni distanza, Ramon ne individua uno. Viene verso di noi di traverso, nella macchia del piano sottostante, a circa 400 metri. Lo guardiamo con il lungo e Ramon sentenzia che gli piace. Me lo mostra anche nel suo “catalogo” sulla fotocamera: si vede talmente male che non sono sicuro sia lo stesso, ma lui è certissimo, quindi va bene così. Sei punte perfette, alto ma non altissimo, punte lunghe e simmetriche. E poi grosso, veramente grosso dalle rose fino alle punte. Che spettacolo!
Purtroppo ci fa impazzire nella macchia, apparendo e sparendo ancora lontano, indeciso sulla direzione. Così ci fa perdere un’ora nel momento migliore della mattina, per poi sparire del tutto. Col termico, però, non lo perdiamo mai di vista, anche quando col binocolo sembra svanito. Lo rivedrò comunque ben composto nella foto dell’abbattimento, in un whatsapp di Ramon circa dieci giorni dopo. Oltre 600 grammi di perfezione.
La mattinata scorre inesorabile. Un’altra ora se ne va per decidere l’adeguatezza di un altro campione, a 350 metri su una costa ombreggiata: il sole contro e un po’ di foschia rendono la valutazione improba. Lo tengo nel mio Magnus per un tempo che mi pare infinito, come un’ombra nella foschia. Quasi incredibile riuscire a distinguerlo; il mio occhio destro non ha certo ringraziato. Questo capriolo non se ne va, tuttavia per Ramon non basta rispetto alle sue ambizioni per il filmato. Forse in realtà aveva anche voglia di andare a pranzo, e il ristorante dove ci porta lo giustifica ampiamente. Diavolo di un buongustaio.


Ultima uscita: si fa strada l’idea di tornare a mani vuote
Gli parliamo comunque seriamente, io e il regista Andrea. Ci rimane solo il pomeriggio e, pur apprezzando il suo impegno per arrivare all’animale più straordinario che esista, noi ci “accontentiamo” di un capriolo da medaglia. Del resto, tornare a casa senza film dopo aver scartato animali ai miei occhi eccezionali sarebbe stato folle.
Chissà se ci ha ascoltato. È talmente sicuro del fatto suo che non sembra sentire la pressione dell’ultima mezza giornata a disposizione. Almeno all’inizio del pomeriggio, perché poi la tensione lo porta a cambiare posto di continuo, riuscendo a trovare animali comunque belli, ma non all’altezza di quelli già scartati.
L’avvicinamento decisivo, a mezz’ora dal buio
Tra mezz’ora è buio e l’incubo sta diventando reale. Ma di pari passo l’orario favorevole moltiplica gli avvistamenti. Nello spostamento in auto verso quella che sarà probabilmente l’ultima speranza, notiamo in lontananza tre caprioli. Pascolano in fondo a un medicaio stretto, circondato di macchia.
Dal finestrino, nel mio Geovid Pro 8×32, vedo che uno ha la testa decorata voluminosamente. Ramon, padrone della situazione, decide di aggirare la collina e avvicinarlo da sopra, contro vento, senza nemmeno provare a capire qualcosa del trofeo: quasi si fidasse del mio entusiasmo dopo quella breve apparizione. Entriamo nella macchia a circa 600 metri dagli animali, con Andrea dietro di me e Ramon per ultimo. Riusciamo a penetrare tra i lecci col binocolo e finalmente lo vediamo.
Ramon alza quasi subito il pollice destro e ci fa segno di proseguire, fermandosi col suo bassotto ad attendere. Quando Andrea e io siamo a 240 metri, è lì tranquillo, con la testa affondata nell’erba medica: ottima visuale per tirare. Un po’ lungo per il bastone, ma mi faccio coraggio, non posso proprio sbagliare. Ormai sono abituato ad attendere un attimo l’ok di Andrea, che anche stavolta arriva velocissimo. Lo prendo bene, ma parte di corsa ed entra nella macchia di fronte a noi, per spegnersi venti metri più su. Un po’ di gloria per il bassotto, a cui Ramon lascia l’onore di portarci dall’anschuss al capriolo.
L’anomalo
Anomalo, freak, abnorme… significa tutto per molti appassionati di caccia e di trofeistica. Questo è un anomalo stupendo, medaglia d’argento. Certamente meno imponente di almeno altri tre o quattro animali cui non abbiamo tirato, ma splendido e unico come tutti gli anomali. Ramon è al settimo cielo: quando appare un maschio che non aveva mai visto si emoziona, e poi è un grande appassionato di anomali. Eccolo, ritratto da diverse angolazioni per gli appassionati di trofeistica.






Arma, ottiche e accessori
Una caccia che potrebbe essere una volta nella vita, se possibile, è molto appagante godersela col meglio dell’attrezzatura possibile.
Il termico Leica Calonox 2 Sight LRF mi ha mostrato letteralmente come lampadine illuminate animali nascosti e a distanze impossibili, perfino quando erano già illuminati dal sole del mattino.
Il Leica Geovid PRO 8×32 verde è veramente piccolo e poco ingombrante, robusto e con una qualità d’immagine perfetta fino ai bordi del campo visivo. Offre prestazioni ottiche straordinarie anche al crepuscolo, ben oltre le aspettative che avevo da un 32mm.
Misura in tempo reale e mi dà clic precisi e continui per il mio immancabile Leica Magnus 2.4-16×56 BDC, cuore d’acciaio che in 14 anni non ha mai sbagliato un clic. Per l’occasione era montato su una Blaser R8 Success in 308 Winchester.
Addosso, invece, l’alta tecnologia mimetica della linea Deer Stalker camo di Härkila: comfort e design come non avevo mai visto nell’abbigliamento da caccia.

I protagonisti
Andrea Cavaglià è oggi il miglior videomaker venatorio in Italia. Il suo stile coinvolgente e poetico, dovuto anche alle capacità della moglie e partner Marta Chiattone, crea film intensi e piacevoli anche quando, come in questo caso, l’attore è quello che è.
Il padrone di casa, Ramon, è Ramon: un personaggio di altissimo profilo che i buongustai della caccia con la c maiuscola conoscono bene. Chi fosse tentato di provare questa esperienza venatoria indimenticabile può contattare l’autore dell’articolo.






